Se non ora quando

Simon Dietzsche - Luglio 1993

Fra le sue braccia

Scritta pensando a Marco, un adolescente di Sestri affetto da tetraparesi spastica, con il cervello di un bambino di 6 anni, grazie alla famiglia (ed alla totale ignoranza della propria condizione) incredibilmente sereno; e per Fabrizio, altro ragazzo spastico di Sampierdarena, intelligente, sveglio e bello, pienamente consapevole del proprio handicap e per questo un po’ inacidito.

In mezzo alla stanza fermo
con il corpo imprigionato dalle mani della madre
vorrebbe muoversi un po’ meno a stento
come normalmente fa con la fantasia
Stancamente si trascina
tra la folla che non lo abbandona un attimo
se potesse liberarsi
correrebbe ad affrontare il suo nemico

Vorrei restare qui con lei
la confusione in testa
sfiorarle i seni con l’anima

Un vestito aperto in basso
lo ferisce come un pugno pieno volto
se potesse avvicinarlo
non avrebbe più paura di parlare solo

Vorrei restare qui con lei
la confusione in testa
sfiorarle i seni con l’anima

E non fermarmi più
fino a morire di piacere
fra le sue braccia

Pigramente si abbandona
e rimane a naufragare nel ricordo
se bastasse addormentarsi
brucerebbe il sogno in minuto

Vorrei restare qui con lei
la confusione in testa
sfiorarle i seni con l’anima

E non fermarmi più
fino a morire di piacere
fra le sue braccia

Servo libero

Domani indosserò una nuova cravatta
voglio proprio vestirmi bene
incontrerò una persona per niente distratta
una posizione e un lavoro sicuro, mi conviene.
Venderò soltanto prodotti scadenti
ricorrendo alle tipiche lusinghe
supererò la concorrenza di tutti i rappresentanti
per diventare l’idolo delle casalinghe.

Non mi resisterai
non mi devi lasciare fuori
non mi resisterai
non ti do solo dispiaceri

Mi han detto che occorre un diploma
che attesti la libertà di esercitare
risolverò barando anche questo problema
servo libero di sudare e lavorare

Non mi resisterai
non mi devi lasciare fuori
non mi resisterai
non ti do solo dispiaceri

No, non si può spendere la vita così
servo libero
No, far finta di crederci e struggersi
servo libero

Non mi resisterai
non mi devi lasciare fuori
non mi resisterai
non ti do solo dispiaceri

No, non si può spendere la vita così
servo libero
No, far finta di crederci e struggersi
servo libero

Servo libero
di lavorare
servo libero
e non pensare
servo libero
di lavorare e non pensare
servo libero

Giardini di plastica

Testo e musica di “Giardini di plastica” sono di Raul Pon, bassista e fondatore della band prematuramente scomparso nel luglio 1986, ma per ragioni burocratiche risultano a firma di Ferdi Barcellona e Rigo in quanto iscritti alla SIAE.

Le insolite avventure nei primi anni ‘80 di un gruppo di adolescenti schizzati tra barboni, tossici e rifiuti della società, sullo sfondo di quel simpatico monumento al progresso costituito dai famosi “giardini di plastica”, costruito smantellando un vecchio e storico quartiere genovese (Via Madre di Dio… per la cronaca).

Anche i tramonti sembravano fatti di plastica
correvamo piano sulle strade
Anche la vita era un ritmo disposto su piani e sinusoidi
correvamo piano sulle strade

Amavamo stare
stretti al muro tutto il giorno
guardarci intorno
senza mai sentirci soli
la vita é un monitor
acceso di notte

Sopra i giardini di plastica
sopra i giardini di plastica

Sentivamo il giorno
in uno specchio dentro a un tunnel
ci giungevano prati
come nevrastenie
troppo stretti in strade
bagliori di luce al neon
guardarci intorno
senza mai sentirci soli
la vita é un vecchio film
c’é gente che muore

Sopra i giardini di plastica

Sopra l’erba sintetica
i giardini di plastica

Anche i tramonti sembravano fatti di plastica
correvamo piano sulle strade
Anche la vita era un ritmo disposto su piani e sinusoidi
correvamo piano sulle strade

Amavamo stare
stretti al muro tutto il giorno
guardarci intorno
senza mai sentirci soli
la vita é un monitor
acceso di notte

Sopra i giardini di plastica
sopra i giardini di plastica

Sentivamo il giorno
in uno specchio dentro a un tunnel
ci giungevano prati
come nevrastenie
troppo stretti in strade
bagliori di luce al neon
guardarci intorno
senza mai sentirci soli
la vita é un vecchio film
c’é gente che muore

Sopra i giardini di plastica

Sopra l’erba sintetica
i giardini di plastica

 

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